LOCALITA’ FORCA

VIA POS COMUN

Salendo questa via, un antico pozzo, oggi sepolto, serviva l’acqua alle famiglie della comunità. Probabilmente il nome della via deriva dalla presenza di questo pozzo comune: Pos Comun.

VIA IV NOVEMBRE

La via celebra la fine della guerra 1915-1918 e ricorda che il 3 novembre 1918 veniva firmato l’armistizio di Villa Giusti (presso Padova) che entrò in effetto il 4 novembre, giorno che ancor oggi viene celebrato come quello della vittoria e che chiudeva definitivamente la guerra che tanto dolore e distruzione aveva provocato anche nella comunità di Miane.

In precedenza, questa via era titolata via Forca.

I POZZI DI VIA IV NOVEMBRE

Lungo questa via si segnala la presenza di quattro pozzi:

  • il primo all’inizio della via nel cortile di Andreina Mozzetto
  • il secondo oggi sepolto ­­­­
  • il terzo nel cortile della casa di Carlo De Mori
  • il quarto nel cortile della casa rossa, oggi di proprietà di Michele Recchia, discendente dei Pilat, ultima famiglia ad aver gestito a mezzadria l’azienda agricola dei Conti Brandolini.

LE MERIDIANE DI GUIDO E MIRKA

Sulla parete della casa rossa (ex stalla e stazione di riproduzione ai tempi di proprietari Conti Brandolini) egregiamente restaurata, oggi di proprietà di discendenti di Guido e Mirka, sono inserite due meridiane realizzate nel 2007 da Giovanni Sogne (gnomonista di Cesio Maggiore BL) autore dei calcoli e della decorazione.

I due quadranti propongono le ore babiloniche e le ore francesi (moderne) e ricordano nella decorazione le chiese di Sant’Antonio Abate di Vergoman e di San Gallo da Soligo.

LOCALITA’ FORCA, LE VECCHIE PRIGIONI DELLA VALMARENA

 Racconta la storia che l’edificio di località Forca fosse sede di prigione a “servizio” della contea di Valmareno retta dal 1436 al 1796 dai Brandolini.

“— sussiste una casa a grandissime muraglie dove è tradizione esistessero le prigioni e chiamasi Forca anche oggi un’estesa periferia circostante alla casa”.  (Treviso e la sua provincia, 1864, pag. 287, Giovanni Battista Alvise Semenzi)

Rispettivamente, sul ripido colle denominato Forca, è tutt’oggi presente l’edificio (raggiungibile da Via 4 Novembre) che la storiografia assegna essere le Vecchie Prigioni della Valmarena.

Questa descrizione dettagliata del fabbricato è stata eseguita dal geometra Danilo Fabris ed è riportata nel libro Miane della Valmarena del 300, pag. 314-315 Pietro Stefani,1980.

Antica costruzione in muratura di pietrame coperta in tegole curve su orditura di travi di legno e mattonelle in laterizio. Il tetto è a due falde rivolte una verso monte ed una verso valle. Il fabbricato, seminterrato nelle ultime ripide falde del colle denominato Forca, si compone di nr. 2 piani. Al piano terra trovansi nr. 2 celle racchiuse da solida muratura dello spessore di cm.80, pavimentata in pietra naturale. Il soffitto è pure costruito in pietre disposte a volta con arco a tutto sesto per cui l’altezza delle celle di m.2,40 all’imposta dell’arco è di m.4,50 al centro. Le celle stesse, profonde m.5.90 hanno una larghezza di m.3,00, quella a sud e m.4,30 l’altra. Dotate ciascuna di una porta, sono malamente illuminate da una piccola finestra posta sopra la porta al centro dell’arco ad una altezza di m.3,00 dal pavimento dei locali. Lungo le due pareti maggiori della cella più piccola, all’altezza della base dell’arco sono incastrate diverse mensole in pietra. La porzione antistante la cella più grande è oggi costituita da un porticato-deposito attrezzi con soprastante legnaia racchiusi al lato nord dal prolungamento del muro dell’edificio ed al lato sud da un muro di fattura molto più recente posto perpendicolarmente alla facciata principale che è rivolta ad est. Tra i muri di cui sopra una colonna in mattoni contribuisce a rendere il solaio e l’orditura del tetto che è, naturalmente, ad una falda con piovente verso est. Al Primo piano trovasi un unico locale, ora diviso in tre stanze, di altezza normale e con vani di finestra pure di dimensioni normali. Al locale stesso si accede attraverso due porte, una rivolta a sud e l’altra ad ovest, che sono esattamente a livello del terreno circostante perché, come già precisato, il piano terra del fabbricato ha i due lati (ovest e sud) completamente interrato. Detto locale è pavimentato in mattonelle di cotto poggianti su uno spesso sottofondo retto dalle due volte sottostanti. Esternamente pressappoco all’altezza del soffitto del primo piano, c’è ancora una seria di mensole incastrate nella muratura. Sono in evidenza anche residui di fondazioni antiche e di un pozzo.

IL PITTORE AUGUSTO DA FORCA

Nel ‘400 era attivo il pittore Augusto da Forca di Miane che nella chiesetta di Visnà ha dipinto (attribuzione del prof. Giorgio Mies) l’affresco l’Annunciazione, posto dietro l’altare.

Nota di questo dipinto: Ad inizio ‘900 si fece scempio dell’affresco l’Annunciazione a causa di tre nicchie ricavate per collocarvi delle statue con la Madonna di Lourdes (oggi non più presenti). A Cison di Valmarino, in una casa privata, è presente un pregevole dipinto ad affresco “Madonna in trono col Bambino” datato 1494 e firmato Augusto Da Forca.

Nota in merito al cognome Da Forca. “Il cognome Da Forca è di derivazione toponomastica, ed è una famiglia di notai presenti a Miane dalla fine del 1200 dei Da forca oggi non c’è più traccia”. (Dal libro La Valmarena dei contadini e dei feudatari, pag. 232 Aldo Buogo edizione Canova ,1983)

Dal libro La Pieve di Miane, pag. 13, Luigi De Biasi ,2018, ricaviamo la notizia che a Miane l’ultimo riscontro del cognome Da Forca risale al 1739.